Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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Rimesse e investimenti

Quello delle rimesse o, più in generale, dell’invio dei risparmi degli emigrati verso i luoghi di origine è, ovviamente, uno degli aspetti più importanti dell’emigrazione; purtroppo, in proposito, abbiamo, allo stato attuale delle ricerche, soltanto frammenti di dati e, per di più, con una disaggregazione soltanto regionale.
La miglior serie di dati di cui per ora disponiamo è quella che fornisce l’ammontare dei Vaglia postali internazionali pagati dagli Uffici postali del Regno negli anni 1907-1925, classificati secondo le regioni di destinazione e i paesi di provenienza; tali vaglia costituivano soltanto in parte rimessa reale di denaro e, in misura assai notevole riguardavano pagamenti di commissioni effettuati in Italia
Per l’Emilia, si tratta di oltre 1.800.000 vaglia, con un massimo nel 1907, pari a 188.518 vaglia ed un minimo nel 1921 (28.379 vaglia).
I paesi dai quali sono stati inviati il maggior numero di vaglia sono la Francia con 618.556 vaglia, oltre un terzo del totale, seguita dalla Svizzera, con 453.487 vaglia (un quarto del totale) anche se, nei primi anni osservati, era ad essa che spettava il primato, raggiunto dalla Francia nel 1913 e poi mantenuto con una forte impennata nei primi anni Venti
Gli Stati Uniti sono al terzo posto con 253.232 vaglia, precedendo di un soffio la Germania, ovviamente scomparsa negli anni della guerra.

Vaglia postali internazionali pagati dagli uffici postali dell'Emilia  negli anni 1907-1925 - importi in lire correnti

Paese di provenienza

Importo medio delle rimesse

incidenza % sul numero delle rimesse

incidenza % sul valore delle rimesse

Francia

105,73

34,24

35,87

Stati Uniti

200,88

14,02

27,90

Svizzera

51,99

25,10

12,93

Germania

83,64

13,86

11,49

Altri paesi d'Europa

118,79

4,59

5,40

Africa Mediterranea

81,00

2,00

1,61

Canada

237,53

0,45

1,07

Brasile

105,70

0,18

0,19

Argentina

138,86

0,10

0,14

Altri paesi d'America

97,81

0,07

0,07

Oceania

89,86

0,07

0,06

Asia

86,38

0,05

0,05

Austria-Ungheria

59,74

0,05

0,03

Uruguay

111,11

0,03

0,03

Colonie francesi e portoghesi

163,47

0,00

0,01

Altri paesi d' Africa

40,00

0,00

0,00


L’ammontare dei vaglia risulta assai variabile da paese a paese e nel tempo; limitandosi a sommare i dati espressi in lire correnti, si può rilevare che, anche sotto questo profilo, il primo posto spetta alla Francia, che sfiora il 36%; al secondo posto, gli Stati Uniti, che superano la Svizzera di più del doppio, in forza di vaglia che, in media, avevano un valore quadruplo di quelli spediti dalla Svizzera.

Per poter accennare in modo più corretto al valore monetario di tali rimesse, occorre esprimerlo con moneta a valore costante: è infatti da tener presente che il valore della lira, tra il 1907 e il 1925, si è ridotto ad un quinto.
Utilizzando gli indicatori Istat, se ne è calcolato il valore in lire 2007 (ovviamente ricalcolato dal valore dell’euro corrente in quell’anno); nel periodo e con il mezzo di pagamento osservati, gli emigrati inviarono in Emilia quasi 920 miliardi di lire.



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Per gli stessi anni, si dispone di un’altra serie; si tratta di altri 29 miliardi di lire (a valore costante 2007)



        [I dati sono tratti da: COMMISSARIATO GENERALE DELL’EMIGRAZIONE, Annuario statistico dell'emigrazione italiana dal 1876 al 1925, Roma, 1926]

Se si considera che si tratta di dati parziali, che molti fondi non venivano trasferiti attraverso il sistema bancario-postale, ma portati direttamente al rientro o inviati per mezzo di persone di fiducia; se si considera, infine, che, nel periodo considerato, l’emigrazione parmense rappresentava circa il 20% di quella regionale, si può avere un’idea dell’incidenza dei fondi provenienti dall’emigrazione sull’economia locale.
Per questa, soprattutto per il Valtarese, qualche ulteriore interessante dato ci proviene da uno scritto di Francesco Marchini, Montanari all’estero, pubblicato nel 1939, nel quale mette in evidenza, l’importanza delle rimesse degli emigrati per sostenere gli investimenti locali nell’edilizia e in proprietà terriere, il livello dei consumi e dei risparmi.