Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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L' emigrazione parmense nell'Ottocento (1800 - 1861)

Sia nel periodo napoleonico che negli ultimi decenni del Ducato, il fenomeno migratorio appare in espansione e presenta, spesso, aspetti drammatici. Si apre l’emigrazione verso l’Inghilterra e verso le Americhe, aggiungendosi a quella verso gli altri stati italiani, l’Europa e il bacino del Mediterraneo.
Emergono gravi problemi legati allo sfruttamento dei minori e alla destrutturazione delle famiglie; la presenza dei suonatori ambulanti di organetto, molti dei quali provenienti dall’Appennino parmense, suscita, in diversi Paesi, come Francia, Inghilterra e Stati Uniti, aspre polemiche e ripetuti interventi delle autorità in materia di polizia e di immigrazione.
 
Ai tempi di Napoleone

Nominato da Napoleone Amministratore generale degli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla, Médéric Louis Elie de Moreau de SaintMéry, si preoccupò di raccogliere notizie sulle condizioni in cui si trovava il territorio che gli era stato affidato; inviò un questionario con numerosi quesiti a corrispondenti residenti nei vari comuni e mandò il capitano Antonio Boccia a compiere un viaggio esplorativo sull’Appennino; dalle risposte ai questionari e dai rapporti del capitano Boccia, oggi pubblicati, si apprendono diverse notizie sull’emigrazione, che risulta un fenomeno molto diffuso nei comuni montani, e sulle condizioni di vita che la determinavano

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Il capitano Boccia sottolinea come le terre dell’Appennino non producessero a sufficienza per sfamare la popolazione; indica diverse attività esercitate nel corso dell’emigrazione, in gran parte stagionale, dall’accattonaggio ai lavori campestri e forestali (come i “segantini”, attività qualificata che consisteva nel segare i tronchi per trarne assi, travi e travicelli), ai venditori ambulanti, agli esibitori di bestie e di spettacoli di strada; indica anche le diverse mete, dalle Maremme e dal Lombardo-Veneto, fino all’ «Europa tutta» e alla Persia.

►pagina di approfondimento: Il racconto del capitano Antonio Boccia

►pagina di approfondimento: Le risposte ai questionari di M. L. E. Moreau de Saint Méry

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Nel 1810, fu chiesto ai maires di indicare il numero delle ‘module’ di passaporti utilizzate nel 1808 e 1809 e di quelle presumibilmente necessarie per il 1811; da una trentina di risposte emerge un fabbisogno stimato in oltre 2.500 permessi, di cui 720 per il capoluogo, 350 per Corniglio, tra 200 e 100 per Tizzano, Vairo, Lesignano Corte di Palmia, Langhirano, Calestano, Provazzano, Monchio. Il maire di Golese osservava in proposito: «Se i nuovi Passaporti però fossero di minor costo, me ne abbisognerebbe anche un doppio, ma se sono dell’istesso, o maggior valore, preveggo che altri non ne possono abbisognare perché si azzardano piuttosto a partire senza Passaporto che pagare la somma di 2. Franchi, come hanno fatto per lo passato». (Archivio di Stato di Parma, Fondo Patenti, busta n. 67)

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Il suo collega di Sorbolo annotava, non si sa se con convinzione o se per ‘coprire’ prevedibili espatri senza passaporto: «avendo presentito che la spedizione di essi [passaporti] sarà molto più costosa, che per lo passato, ho molta ragione di temere che nessuno di questi coltivatori, che eran soliti andare all’Oltre Po, voglia munirsene, anteponendo di travagliare in patria»” .(Archivio di Stato di Parma, Fondo Patenti, busta n. 67)

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Estratto del registro dei passaporti rilasciati dal comune di Copermio, con l’indicazione dei passaporti di due abitanti di Mezzano Inferiore per recarsi nel Royaume d’Italie; un coltivatore e un “tagliatore”, probabilmente due stagionali.
(Archivio di Stato di Parma, Fondo Patenti, busta n. 67)

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La copertina e due pagine del Régistre de Passeports du 23 Septembre 1811; da questo e da un successivo registro si rilevano i nomi di 865 titolari di passaporti rilasciati tra il 23 settembre 1811 e il 27 ottobre 1813, quasi tutti individuabili come emigranti stagionali, anche se la stagionalità non è regolare; i dati non riguardano i comuni dell’Alta Valle del Taro; sembra ragionevole ritenere che i migranti fossero, in realtà, più numerosi di quanto risulti da questi elenchi.
(Archivio di Stato di Parma, Fondo Amministrazione militare francese, buste 7 bis e 38.5).


►pagina di approfondimento I passaporti degli anni 1811-1813

Finora si è prevalentemente fatto riferimento a migranti stagionali diretti verso gli altri Stati che allora costituivano l’Italia; ma l’emigrazione, soprattutto dalle valli del Taro e del Ceno, non era soltanto questa.
Così, un rapido esame al fondo Registres des étrangers à Paris dell’Archivio Nazionale di Francia, ha consentito di individuare una quarantina di emigranti, provenienti dalle nostre valli, presenti nella capitale tra il 1806 e il 1809.
Questi dati, sia pure assai parziali, con il fatto stesso che indichino come esistesse una zona ben definita di ritrovo e insediamento dei nostri girovaghi (zona che rimarrà tale per molti decenni), dimostra che all’inizio dell’Ottocento la loro presenza a Parigi era ben consolidata.
(La planimetria è tratta da http://www31.mappy.com)

►pagina di approfondimento I nostri emigranti a parigi all'inizio dell'Ottocento

►pagina di approfondimento Cristorforo Lusardi, oculista


Da Maria Luigia all’Unità d’Italia

Finite le guerre napoleoniche che avevano depauperato l’Europa di risorse e di braccia, ma avevano anche abituato a percorrere l’Europa, costringendo schiere immense di uomini a marciare in paesi esteri, i movimenti migratori ripresero più intensi che mai, sollecitati anche da stagioni avverse che determinarono crisi alimentari ancora più angosciose del solito.
Intanto, le mete venivano ampliandosi...

verso le Americhe…

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Giuseppe Calzolari, di Gojano di Lesignano Palmia (oggi di Terenzo) annotava nell’ottobre 1816: «la maggior parte di certe Persone disperate dalla carestia si partono e vanno in Americha, che là dicono davere in assegno e dono gratuito un terreno bono per ogni famiglia Biolche 10 e li lusingano così, e non è vero niente, e partiscono dalle loro case dalla disperazione e dalla fame».
dalla fame» .
La carestia di quegli anni fu tremenda e ne sono rimaste descrizioni raccapriccianti; a talune autorità parve trattarsi invece di ‘fanatismo migratorio’ che aveva indotto molte famiglie a chiedere i ‘passaporti per istabilirsi in un altro emisfero’, tanto che il governo ducale, con una circolare dell’ottobre 1816, si appellò ai parroci perché facessero ‘paterne insinuazioni’ ai parrocchiani inclini a partire, “onde desistano dal troncare ‘i vincoli più rispettabili di natura, di gratitudine e di religione’ che li legano alla propria comunità” e desistano dal troncare ‘i vincoli più rispettabili di natura, di gratitudine e di religione’ che li legano alla propria comunità’
[La figura è tratta da: httpwww.ammiraglia88.itSEZIONE_NORMALEPAGINE_SITOvelieri.htmluen]
[Il memoriale di Giuseppe Calzolari è citato in PIETRO BONARDI, L’emigrazione dalla Val Baganza, in «Per la Val Baganza», 2007
La circolare è citata in: MARCO PORCELLA, Con l’arte e con l’inganno, Sagep, Genova, 1998, p. 15.]


► pagina di approfondimento: "castagne e carestie"

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Breve storia (se vera!) di Giovanni Belli di Groppo di Bardi, partito nel 1847, a 22 anni, per l’America in compagnia di Andrea Gazzi di Grezzo di Bardi; questi rientrò sei anni dopo; il Belli sarebbe rimasto in Columbia, “ove si è ammogliato e coltiva il cacao”
[Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 53]

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Il 27 agosto 1855, davanti all’ «incaricato dell’archivio delle nascite e delle morti nella e per la città e parrocchia di Orleans», nella Luisiana, Antonio Belli, suonatore, di anni 29, «dimorante in questa città, nella strada Bourbon, tra le strade di S. Filippo e di Maina, distretto secondo», dichiarò che, il giorno prima, Francesco Angelotti, anch’egli suonatore, nativo di Bedonia, di 26 anni, «è uscito di questa vita nella residenza summenzionata; che era celibe e figlio di Antonio e Caterina Angelotti»; soltanto pochi giorni dopo, il 5 settembre, lo stesso Belli decedette in quella città; lo attesta un altro documento del Recorder of Births and Deaths, in cui si riporta la di-chiarazione di Rocco Bertani, d’anni 25, mercante, anch’egli là stabilito.
[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 152]


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Lazzaro Chiappari, di 38 anni, celibe [solteiro], morì di “febbre perniciosa” e fu sepolto il 14 febbraio 1860 a Rio de Janeiro
[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 159]



… l’Inghilterra…

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La didascalia di questa stampa pubblicata nel 1818, conservata al British Museum e riprodotta nel libro di TERRI COLPI, Italian Forward, spiega che il l’uomo al centro, che suona l’organetto a manovella, doveva essere venuto dal Ducato di Parma ed annunciava la nuova era dell’immigrazione e degli strumenti musicali meccanici.

JOHN E. ZUCCHI ha scritto: I ragazzini che arrivavano da Parma fecero la loro prima comparsa a Londra subito dopo le guerre napoleoniche. Nel marzo del 1820 il Times scriveva che «il pubblico è apparso di recente sommamente importunato dalla comparsa di un numero cospicuo di ragazzi italiani che, con scimmie e topi bianchi, vagano per le strade suscitando la compassione dei più caritatevoli». A quanto pareva, due uomini italiani condussero perlomeno una ventina di bambini dai paesini vicino a Parma fino a Londra, assoggettandoli a un contratto della durata di quindici mesi, con il preciso scopo di chiedere l’elemosina per la strada. A ogni ragazzo veniva assegnata una scimmia, un topo o uno scoiattolo, e, alla fine dell’apprendistato, egli poteva tenere l’animale e mettersi in affari per conto proprio. L’attività era remunerativa: due padroni italiani erano tornati in patria alla fine dell’estate del 1819 con un guadagno di cinquanta sterline» ..
[TERRI COLPI, Italian Forward, Mainstream Publishing, Edinburgh and London, 1991;
JOHN E. ZUCCHI, I piccoli schiavi dell’arpa, Marietti, Genova 1999, p. 120. (Edizione originale: The Little Slaves of the Harp. Italian Child Street Musicians in Nineteenth-Century Paris, London and New York, Montreal 1992)].

Ecco alcuni dei tanti documenti:

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Antonio Toscani del comune di Albareto è morto nell’Ospedale di Liverpool il 25 luglio 1841.
[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 32]


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Giovanni Orsi, di 22 anni, di Tombeto di Albareto, morì nel The King College Hospital nel Distretto di S.t Clement Danes, nel Middlesex, in Inghilterra e fu sepolto il 3 luglio 1842.[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 34]

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Il 10 luglio 1849 morì nel Distretto di Saint James, nella Contea di Bristol, Antonio Sidoli, di 22 anni, musician, di tubercolosi [consumption] certificata da sei mesi; la morte è stata denunciata da Carlo Rabbojotti [Rabaiotti, bardigiano], che ha segnato con una croce, coinquilino [inmate]. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 94]

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Cristoforo Rolleri di 32 anni entrò nel St. Bartholomew’s Hospital di Londra il 1° settembre 1854 e vi morì l’11 dello stesso mese. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 151]


…la Francia, meta privilegiata...

La Francia fu a lungo la meta privilegiata dei nostri emigranti, che ne percorsero l’intero territorio;
qui ci limitiamo a riportare parte di un documento relativo alla presenza di sudditi parmigiani a Parigi e nella Banlieu al 1° marzo 1854

 
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Sudditi parmensi residenti a Parigi o nella Banlieu al 1° marzo 1854

professione

sesso

numero

residenti in rue d'Aligre

residenti in rue S.te

Marguerite

note

rentier

M

1

 

 

 

interprète

M

1

 

 

 

artiste

M

3

 

 

 

artiste

F

2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

marchand ambulant

M

1

 

 

prison

marchand

M

1

 

1

 

courtier

M

1

 

 

 

négociant

M

1

1

 

 

commissionaire

M

1

 

1

 

 

 

 

 

 

 

musicienne ambulante

F

1

 

1

 

soneur d'orgue

M

2

 

1

 

musicien ambulant

M

62

52

8

 

maestro d'instruments

M

1

1

 

 

saltimbanque

M

1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cultivateur

M

2

 

2

 

journalier

M

1

 

1

 

charron

M

1

 

 

 

mineur

M

1

 

1

 

cantonnier

M

2

 

2

 

balayeur

M

2

 

2

 

ebéniste

M

1

 

 

 

mécanicien

M

1

 

 

 

confiseur

M

1

 

 

 

cuisinier

M

1

 

 

 

totale

 

92

54

20

 


I soggetti elencati sono 92; di essi 20 abitavano nella stessa rue S.te Marguerite dove abitavano, come abbiamo visto, i nostri emigranti quasi 50 anni prima; ben 54 abitavano invece nella vicina rue d’Aligre, al n. 14; più di due terzi erano suonatori ambulanti.
[Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 57]


Soltanto tre esempi tratti dai i moltissimi documenti contenuti nel Fondo Atti di Stato Civile dell’Archivio di Stato Di Parma:

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Giuseppe Maestri, di San Quirico di Albareto, di 48 anni, marito di Catharina Mangiavacha, marchand colporteur [merciaio ambulante] morì a Pithiviers, nel Loiret (Francia) il 22 agosto 1845; la denuncia dell’avvenuto decesso fu presentata da Luigi Bosi, musicien ambulant, di Arbarete [Albareto], di 48 anni, amico del Maestri e come lui domiciliato a Pithiviers (a nord-est di Orléans). [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile]

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Atto di nascita di Marie Anne Catherine, figlia di Angelique Ferrari e di François Chiappari, marchand d’encre [di inchiostro] nata il 24 luglio 1816 a l’hotel dieu [ospedale] di Châlons sur Marne[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 34]

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Atto di nascita di Clémence Catherine avvenuta il 18 febbraio 1839 a Neufchâtel, département de l’Aisne, arrondissement de Laon, [in Piccardia, a nord di Reims] figlia di Jacques Ferrari marchand colporteur [merciaio ambulante] dimorante a Tassola [Tasola] e residente a Montcornet e di Françoise Agazzy [Agazzi], nata al domicilio di Jean Baptiste Charlier, cabaretier-logueur [taverniere-affittacamere],  [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile]


… in tutta l’Europa e nel Mediterraneo

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Atto di morte di Antonio Boini, di 34 anni, di Masanti, venditore di inchiostro, morto in Ungheria, il 11 aprile1823 dopo essere stato morso ad un piede da un cane.
[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 120]


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Le insidie, per i migranti, che percorrevano a piedi enormi distanze, derivavano da numerosi fattori, compresi gli eventi climatici, specie quando si trovavano ad attraversare le Alpi; questo documento riferisce del decesso di Domenico Ferrari di Codogno di Albareto, trovato morto per il freddo il 21 novembre 1823 sulla strada del Sempione, mentre si dirigeva verso l’Italia [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 35]

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Il 28 luglio 1826 morì di morte improvvisa a Berdyczów [Berdicef, Berdychiv], a sud di Zhitomir [Gitomir], in Ucraina, il «negoziante Ludovico Rivalta [Ludovicum Ripwald mercatorem subitanea morte oppressum] dell'età di anni 50, il quale lasciò la figlia Francesca, ed il figlio Nicola
Da altri documenti conservati tra gli Atti di Stato civile risulta che questi, di soli 14 anni, figlio di Cecilia de’ Grudcinsky Rivalta, seguì il padre nella tomba ad appena un anno di distanza, morendo a Berdicef il 1° agosto 1827. Questi brevi e tristi accenni fanno pensare che il Rivalta si trovasse in Ucraina già da tempo e che vi si fosse ammogliato, avendo due figli; poiché i certificali furono redatti nel 1853 e trascritti l'anno seguente a Bedonia, si può immaginare che, in quell’anno, la figlia superstite sia tornata a Bedonia. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 150]

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il 2 giugno 1827 fu battezzata nella parrocchia di Kirchberg in Baviera Maria Luigia Bernabò figlia legittima dei coniugi Bartolomeo, “musici vagi [musico ambulante] ex Bedonia prope Parmam” e Luigia Liovan; i padrini erano di Compiano [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 141]

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Il 10 aprile 1831, morì a Lovanio, in Belgio, Antonio Rossi di Faggio, allora in comune di Boccolo dei Tassi (lo scrivano lo ha trasformato in Domodossola), musicista ambulante di soli undici anni: ecco un tragico esempio dell’emigrazione di fanciulli ancora in tenera età, di cui si dirà in seguito.[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 235]

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Il 18 luglio 1834 morì e, il giorno seguente, fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Luigi a Bairut [] Giovanni Belli, nativo di Masanti, di circa 39 anni di età.[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 349]

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Giovanni Battajni, di 17 anni, di Codogno di Albareto, musicante, annegò il 24 agosto 1840 nella “riviera di Waal” presso Nimega[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 34]

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Domenico Rossi di Barbigarezza, servitore, di vent’anni, morì di “tisichezza” a San Pietroburgo l’11 maggio 1841, come attesta la traduzione dell’atto originale in russo. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 349 ]

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Il 15 maggio 1848, a Berlino, nella “chiesa Cattolica e Romana di Santa Edvige”, Domenico Guglielmoni di Ceresetto [Cereseto] sposò Anna Maria Prochaska da Hladná in Boemia (traduzione dal tedesco). [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 355 ]

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Il 12 luglio 1848 Domenico, figlio di Bartolomeo Moruzzi e marito di Giovanna nata Moruzzi, di 38 anni, morì di colera a Odessa; i suoi funerali furono celebrati nella locale chiesa romano-cattolica [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 353 ]

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L’“artista” Giuseppe Scarselli morì il 13 luglio 1854 ad Upsale [Uppsala, presso Stoccolma]; lasciò la moglie Christina Dahlgren, senza figli; i suoi averi furono stimati in 212 Riksolders e 4 Skellings; i suoi debiti ammontavano a 55 Riksolders (?),10 Skellings e 6 runstyken.  [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 361 ]

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Il 19 febbraio 1859 nella chiesa parrocchiale di Iassij in Moldavia [oggi Iasi nella Moldavia rumena] fu celebrato il matrimonio di Lodovico (Luigi) Balestrazzi figlio legittimo di Giovanni e Giuseppa Balestrazzi, oriundo di Parma, e Catterina figlia legittima di Carlo, e Catterina Vasserò nativa di Teschen in Slesia (forse l’attuale Tenczyn in Polonia); testi Bartolomeo Giuseppe Antoniazzi, ed Anna di lui consorte»; altro documenti indica che il Balestrazzi, suonatore, di Cereseto, era in partenza per l’Ungheria, da Ancona, nel 1853. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 367 ]

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Domenico Emanuelli, di Compiano, di 28 anni, morì di tubercolosi a Breslavia [Breslau, oggi Wrocław, in Polonia] il 12 marzo 1861. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 366 ]

Per gli anni Cinquanta sono presenti, nel Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno dell’ Archivio di Stato di Parma numerosi elenchi, inviati al Governo ducale dai Consolati all’estero (spesso il Governo si avvaleva di quelli Spagnoli), di viaggiatori parmensi che si erano rivolti a quegli uffici; se ne riportano alcuni

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Viaggiatori parmensi registrati a Barcellona nel 1854. [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 57]

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Viaggiatori parmensi registrati a Stoccolma nel 1854 [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 57]

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Viaggiatori parmensi registrati a Pietroburgo nel 1857 [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 78]

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Viaggiatori parmensi registrati a Costantinopoli nel 1854 [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 57]

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Viaggiatori parmensi registrati a Alessandria nel 1854 [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 57]

I documenti che si sono mostrati sono, come si è detto, soltanto alcuni esempi, scelti tra quelli che riguardano eventi accaduti in paesi esteri; ancor più numerosi sono quelli che riguardano eventi accaduti nei vari stati in cui allora era divisa l’Italia; se ne riportano soltanto due, uno all’inizio e uno alla fine del periodo osservato

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Questo documento rimanda ad una tragedia, una delle tante insidie in cui i migranti potevano imbattersi lungo il loro cammino.
L’8 agosto 1802, nel comune di Cigognola, a sud di Broni, Paolo Sidoli, marito di Maria Sidoli, di 45 anni «oriundus ex loco Cereseti Status placentini, causa tamen negotiationis domicilium habens sub vicinia S. Julitae [tra Broni e Casteggio] iter faciens ante lucis ortam ab inimicis pluribus vulneribus percussus [..] post paucas horas occumbuit» [traduzione non letterale: originario di Cereseto, era domiciliato per i suoi commerci nella parrocchia di S. Julita, mentre era in cammino prima dell’alba, fu assalito e ricevette numerose ferite per cui morì dopo poche ore];[Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 318 ]


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Pietro Zazzali di anni 49, venditore ambulante di zolfanelli, nativo del comune di Compiano, morì il 22 settembre 1854 nella parrocchia di S. Anna, in comune di Grava, nella diocesi di Alessandria; [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 363 ]

Migliaia di documenti consimili, riguardanti nascite, matrimoni e decessi avvenuti fuori dai luoghi di origine sono conservati presso l’Archivio di Stato; con l’Unità d’Italia, questo Fondo archivistico si interrompe: non così l’emigrazione che, anzi, conobbe nei 50 anni seguenti il periodo di maggiore intensità.

Altre fonti ci servono per cogliere ulteriori aspetti della nostra emigrazione negli ultimi decenni del Ducato.

Quanti emigravano?

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Carta topografica del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla negli anni Trenta dell’Ottocento, allegata al Vocabolario topografico di Lorenzo Molossi; questi, a proposito dell’emigrazione, annotò: «Il numero de’ periodici emigratori, sembra vada aumentando. Sommano circa 21 mila all’anno. Vedremo forse a miglior occasione se v’abbia poi tanta ragione da tenercene di buono, ed a qual prezzo s’introduca per essi nello stato alcun migliaio di scudi»
Sono almeno sedici i comuni per i quali sottolineava l’esistenza di processi migratori: Albareto, Bardi, Bedonia, Boccolo, Borgotaro, Calestano, Compiano, Corniglio, Fornovo, Monchio, Pellegrino, Santa Giustina, Santa Maria del Taro, Solignano, Tizzano, Tornolo, Vairo, Varsi.
Per Fornovo, ad esempio, osservava: «La mancanza di lavori campestri costringe buon numero di contadini a recarsi all’oltrepò di primavera e di autunno, e alle maremme fiorentine nell’inverno, onde guadagnarsi il vivere: non pochi di essi sonosi poi fermati, talché da qualche anno è derivato un amanco della popol[azione] del com[une] di circa 300 anime».


Nonostante ciò, mentre la popolazione del Ducato era, nel 1821, di 411.847 abitanti, nel 1833 era di 465.673 abitanti, di cui in pianura circa 289.899, in collina 57.169, in montagna 118.605; era pertanto cresciuta, in dodici anni, di 53.826 unità, pari al 13%.

[LORENZO MOLOSSI, Vocabolario Topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Dalla Tipografia Ducale 1832-34 – ristampa anastatica Forni Editore, Bologna]


Girovaghismo e accattonaggio

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In diocesi di Verona, ad Illasi, nacque, il 24 marzo 1803, Maria Agostina, figlia di Giacomo Mazza e di Maria Maddalena Brizzolari, coniugi di Santa Maria del Taro, mendicantes et casu hic commorantes [mendicanti e casualmente qui abitanti] [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 328 ]

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Di Andrea Uggeri (scritto Vigé), del comune di Bedonia, di circa 60 anni, vedovo di Bianca Figoni, già dimorante nella parrocchia SS. Bassiani et Fereoli di Lodi, morto nel territorio della vicina parrocchia di Cornegliano il 5 aprile 1803, il parroco di questa scrisse: dum questuando erga domum suam iter faciebat, naufragus obiit [mentre questuando si dirigeva verso casa, morì annegato]. [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 108 ]

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Nell'atto di morte di Reboli Francesco, di 25 anni d'età, morto nella città di Beas, provincia di Jaén, nell’estremo Sud della Spagna, il 12 settembre 1858, «di passaggio in questa [provincia]» si annota che «visse nella beneficenza». [Archivio di Stato di Parma – Fondo Atti di Stato civile, busta 367 ]

L’accattonaggio, fu, tra le popolazioni delle nostre montagne, un fenomeno di lunga durata e notevolmente diffuso; soltanto sul finire del secolo, Don Tommaso Grilli poté scrivere che «L’industria all’estero ha fatto quasi scomparire così numeroso l’antico accattonaggio, e molti volendo convertire nella proprietà territoriale il frutto dei loro sudori, gli stabili hanno raggiunto un valore assai maggiore del passato» .
[GRILLI TOMMASO, TOMMASELLI GIOVANNI, IL PELLEGRINO (pseudonimo di Don Duilio Odoidio Schiavetta), Cenni Storici di Albareto, Grafiche Lama, Piacenza 1995].

Gli altri Stati, ed in particolare il Lombardo-Veneto, protestarono più volte con il Governo ducale

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Nel settembre 1831, si chiedeva che le eccezioni alla determinazione di non permettere l’ingresso negli II. RR. Stati agli operai ed artigiani Esteri fossero concesse tenendo conto «di specialità che possano corrispondere alle classi dei mestieri, e d’Individui che anziché togliere il pane alla popolazione Lombarda, giovano ai lavori di commercio ed industria in queste Provincie, coll’avvertenza che debbano in ogni caso esser respinte le numerose famiglie, che accompagnar sogliono gli esteri operai, e che gl’Individui cui si permetterà l’accesso negli II. RR. Stati si trovino muniti di rescritti recapiti, e siano per la loro validità in situazione di guadagnarsi il loro vitto senza fare il tristo mestiere di girovaghi accattoni». [Archivio del Comune di Bedonia]

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La prima pagina della lettera in data 14 aprile 1844 con la quale la Commesseria del Governo nel Valtarese scrisse ai podestà per far presente che «La Polizia Generale del Regno Lombardo Veneto ha tenuto officio presso la Direzione della Polizia di questi Stati acciò d’ora innanzi non siano più dalle Autorità Comunitative rilasciati con tanta facilità i certificati per passaporto per l’Oltre Po a vecchi, a donne ed a fanciulli inetti al lavoro, i quali formano tallora delle orde vaganti non molto dissimili dagli zingari de’ passati tempi, che si danno all’oziosa mendicità, alle truffe e non rade volte a furti. Per l’avvenire ove si presentassero ai confini Lombardi donne, fanciulli, vecchi ed altre persone non atte al lavoro saranno sempre respinte e gli agricoltori non vi saranno ammessi che ne’ tempi in cui l’opera loro sia per essere colà richiesta, epoche ben note a quella gente. Egli è perciò che io prego la V. S. Ill.ma [..] a non voler concedere certificati per passaporti alle persone suindicate per non esporle a lungo, inutile viaggio ed all’arresto, ove avvenisse s’introducessero nello Stato Lombardo» .[Archivio del Comune di Bedonia]

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Da Torino il Governo del Regno di Sardegna comunica, in data 3 novembre 1853, che per entrare nello Stato, si dovranno avere con sé almeno 100 franchi e che coloro che, pur entrati regolarmente, non trovassero lavoro, saranno allontanati.[Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno busta 54]


Lo sfruttamento dei minori

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Ancora alla fine del 1852 il duca Carlo III di Borbone pubblica un decreto in cui, dopo aver ricordato che «alcuni tristi sono riusciti a condurre in lontani paesi giovanetti, specialmente delle montagne, traendone guadagno anche con sevizie, e mali trattamenti, e talvolta li hanno abbandonati alla miseria o al vizio», rinnova il divieto di condurre all’estero dei minori [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno]

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Il decreto di Carlo III non era certamente il primo emesso dal Governo ducale in materia; fin dai primi anni del ducato di Maria Luigia, la questione era stata posta.
Ecco, ad esempio, una lettera inviata ai podestà in data 8 marzo1830 in cui si osserva come «nel bardigiano, ed anche nei limitrofi distretti, si rinnovino da taluni i vituperevoli esempi del barbaro uso di noleggiare fanciulli, i quali poi da disumani speculatori sono tratti in lontane regioni, ove costretti a soffrire mali trattamenti sono forse anche talora miseramemte abbandonati. Mi raccomanda inoltre la prelodata Presidenza di tener modo onde costoro non isfuggano la vigilanza che ben richiede la prava loro condotta [..]». [Archivio del Comune di Bedonia]


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Un altro esempio, del 1834, contenente il divieto di concedere il passaporto a minori con età inferiore ai 15 anni. [Archivio del Comune di Bedonia]

Questi proclami non ebbero una grande efficacia, come dimostra anche una rilevazione statistica dei movimenti dei minori negli anni 1845-1847, che dette questi risultati:

                                 
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SPECCHIO NUMERICO GENERALE RISPETTO AL TERRITORIO DEL VALTARESE

de’ fanciulli che sono usciti all’Estero e che sono rientrati negli anni 1845, 1846 e 1847 a tutto settembre

COMUNI

Numero dei fanciulli usciti

Numero dei fanciulli rientrati

Differenza

1845

1846

1847

Totali

1845

1846

1847

Totali

ALBARETO

 

 

41

41

 

 

28

28

13

BARDI

55

76

36

167

35

25

18

78

89

BEDONIA

268

301

211

780

57

220

272

549

231

BERCETO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BOCCOLO

51

84

60

195

49

63

48

160

35

BORGOTARO

9

8

8

25

6

6

6

18

7

COMPIANO

89

83

48

220

49

70

60

179

41

SOLIGNANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TORNOLO

 

 

588

588

 

 

498

498

90

VALMOZZOLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VARSI

 

 

6

6

 

 

 

 

6

TOTALI

472

552

998

2022

196

384

930

1510

512


[Archivio Stato Parma, Fondo Dipartimento di Grazia Giustizia e Buongoverno, busta 293].

Come si può rilevare, in questo doloroso censimento emergevano i comuni di Bedonia e Tornolo, seguiti da Compiano, costituenti il territorio dell’antica Giurisdizione di Compiano; anche a Bardi e a Boccolo il fenomeno aveva dimensioni notevoli, mentre era più ridotto, o assente, negli altri comuni del Valtarese .

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Istanza in data 19 dicembre 1828, rivolta al Commessario da Bartolomeo Leonardi, «miserabile mezzajuolo» perché sia consentito al figlio Carlo di 13 anni, di recarsi in «Alemagna» in «compagnia di un onesto, e probo uomo» e relativa autorizzazione.  [Archivio del Comune di Bedonia]

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Istanza in data 29 settembre 1830 di quattro minori, di 12, 14 e 15 anni, «tutti miserabili contadini del Comunello di Illica», per «recarsi in Estere Contrade» e relativa autorizzazione. [Archivio del Comune di Bedonia]

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La questione dei minori rimase aperta fino alla fine del Ducato, ed anche dopo; ecco la prima pagina una lettera del Ministro pel Dipartimento di Grazia e Giustizia al collega Ministro degli Esteri, affinché, attraverso la Legazione di Londra induca due emigranti che hanno con sé due minori a ricondurli in patria. [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno]

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Una pagina di un fascicolo denominato «Prospetto informativo di tutti i sudditi Parmigiani al di sotto di 18 anni ai quali è stato rilasciato passaporto dall’Ambasciata Spagnuola Parmense a Parigi dal 1° Gennaio 1856 a tutto il 7 Luglio 1858 e che trovansi tuttora all’estero»; si tratta di un elenco di 24 nomi; come si vede, le situazioni sono diverse: chi è all’estero senza passaporto e minore di 15 anni, condotto da un terzo; chi è condotto da “uno speculatore”; chi da un parente, ecc..
Al Governo ducale l’assenza dallo Stato di questi giovani premeva non soltanto per le ripercussioni internazionali della loro situazione, talora miserevole, ma anche, e forse soprattutto, perché, essendo all’estero, si sottraevano alla ferma militare. [Archivio di Stato di Parma - Fondo Dipartimento di Grazia, Giustizia e Buongoverno, busta 79]


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