Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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Castagne e carestie


         Si è già più volte ricordato come all’origine dell’emigrazione dalle nostre montagne vi fosse una produzione agricola insufficiente a consentire la sussistenza della popolazione.
         Non era soltanto una questione di quantità, ma anche di qualità.
         Nelle risposte al questionario del Moreau de Saint Méry, don Alessandro Corazza, già ricordato, scriveva, ad esempio, che «Le malattie più comuni nei villaggi ove abbondano castagne quali in tutta la giurisdizione sono Carniglia Tornolo Alpe Casale Caneso e Tarsogno sono le verminose e le coliche» ed aggiunge che «Qui non si arriva ad età molto avanzata [...] Non v’è nemmeno la robustezza che osservo nelle ville ove si usano i legummi e le misture. Ne ascrivo quindi la caggione alle castagne [...]»
         Anche da Compiano si insisteva, nelle stesse carte del Fondo Moreau de Saint Méry, sulle negative conseguenze dell’uso eccessivo delle castagne nella dieta alimentare: «Le malattie più obvie e più frequenti delle Vallate del Compianese sono quelle che hanno più stretto rapporto ed anche una base nelle alterazioni del basso ventre – sono comprese fra queste le ostruzioni, le febbri gastriche e verminose frequentissime in questi Paesi, ma più frequenti in quelle vallate che più si cibano di castagne e patate, quali sono S. Maria del Taro, Caneso, Alpe, Setterone, Casale e Strepeto, quali Paesi o mancano di vino, o non ne hanno che di qualità tendente al acerbo qual qualità è potente a generare le anzidette malattie al pari dei nominati Commestibili».
         Per di più, di tempo in tempo, le stagioni inclementi determinavano carestie di biblica durezza.
         Ecco alcuni appunti tratti da un diario di don Girolamo Casanova, a quei tempi prevosto di Brunelli, recentemete trascritto da don Mario Burlini, parroco di Borgo Val di Taro (ciclostilato): «Dal 1814 venendo al 1815 si è avuta in questi paesi una gran fame per causa che la raccolta fu scarsa in tutti i generi, ma nelle castagne poi fu quasi nulla e perché i grani non poterono arrivare alla maturità e quei pochi ancora furono asportati o pure dovettero servire al mantenimento delle truppe tedesche e finalmente perché gli usurai e monopolisti fecero tutto il loro possibile per nascondere e rincarare ogni volta il grano.
         In conseguenza i poveri per diversi mesi si cibarono di soli erbaggi, come bietole, ortiche ed altri detti volgarmente “foroni”. Facevano pietà i mendici ai quali non si poteva sovvenire e che parevano fantasmi ambulanti tanto erano magri e senza forze. Si credeva che la fame sarebbe almeno cessata al tempo della raccolta, ma alcune ville sono state interamente devastate dalla tempesta [..] ieri 26 luglio 1815 sentii dire che sia morto a Tiedoli un povero di quella Villa di vera fame e che un altro sia morto a Branzone di Val Mozzola [..]
        1816 - 26 maggio - Questa mattina mi è stato detto da una persona di autorità e cognizione che è il Sig. Giuseppe Tassi - Segretario con firma autorizzato Progovernatore di Borgo Taro - che già si contano nel nostro Circondario diciotto individui morti di fame e che, essendo alcuni stati sterrati dal Sig. Chirurgo Godani, non vi ha trovato cosa alcuna né nel ventre né nello stomaco. [..]
        1816 - 5 luglio - Due persone sono già morte per la fame in questa Parrocchia, non computando quelli che sono morti in estranei paesi essendone molti spatriati. La fame ora cresce più che mai per la ritardata maturità dei grani a cagione dei tempi perversi e freddi; ora i seminati sono nello stato che si vedevano altre volte alla metà di giugno. [..]
         1817 - 8 aprile - Per cagione della fame si è generata una malattia epidemica o febbre maligna detta dai medici “tifo” che in un anno in cui ha dominato, ha portato gran gente al Cemeterio. La fame poi di quest'anno non ha che fare colle passate degli anni avanti, superandole di gran lunga, sia per la mancanza dei generi quanto per la penuria estrema del denaro e per lo esaurimento di tutte le famiglie della Valle di Borgo Taro - Quindi l'usura di quei pochi che hanno o denaro o granaglie è arrivata all'eccesso. [..]
         1817 - 13 giugno - La carestia dell'anno presente - 1817- non ha che fare con le due o tre passate degli anni precedenti ed ella è appunto per questo più terribile perché succede alle altre. La carestia è grande, ciò non pertanto i generi non mancano a chi ha denaro da spendere, ma il prezzo dei commestibili è sommamente alterato: il frumento fu ieri venduto poche lire meno di cento lo staio e la melica lire ottantotto e propriamente nessuno ha denaro e la penuria e la ristrettezza è a casa di tutti se forse si eccettuino dodici famiglie in tutto il Borgheggiano. I poveri mangiano solo erbe selvatiche cotte e neanche salate e si cibano ancora dei più schifosi alimenti, come di lucertole, lumaconi, gatti e ieri è stato venduto un asino non a fine di servirsene per somiere, ma per mangiarlo. Spero che Iddio buono farà cessare questo pesante flagello e che quanto scrivo parrà incredibile ai posteri viventi in anni ubertosi; ma pure questa è verità di fatto che nemmeno io negli boni passati, mi sarei mai pensato che dovesse avvenire. [..]».
         Si può aggiungere che il 1816 è stato definito “L'anno senza estate”, conosciuto nei paesi di lingua inglese anche come l’anno della povertà e Eighteen hundred and froze to death (1800 e muori ghiacciato); durante il 1816, infatti, si registrarono gravi anomalie del clima estivo che distrussero i raccolti nell’Europa settentrionale, negli stati americani del nord-est e nel Canada orientale. Lo storico John D. Post lo ha definito “l’ultima grande crisi di sopravvivenza nel mondo occidentale”.

         Oggi si ritiene che le aberrazioni climatiche furono causate dall'eruzione vulcanica del Monte Tambora, nell'isola di Sumbawa dell'attuale Indonesia (allora Indie olandesi), avvenuta dal 5 al 15 aprile 1815, eruzione che immise grandi quantità di cenere vulcanica negli strati superiori dell'atmosfera. Il vulcano Soufrière nell'isola di Saint Vincent nei Caraibi nel 1812, e il Mayon nelle Filippine nel 1814, avevano già eruttato abbondanti polveri nell'atmosfera. Come è comune a seguito di grandi eruzioni vulcaniche, la temperatura globale si abbassò poiché la luce solare faticava ad attraversare l'atmosfera. (da: http://it.wikipedia.org/wiki/Anno_senza_estate)