Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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La grande Emigrazione (1861 - 1945)

 All’inizio del nuovo Stato

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Raggiunta l’Unità d’Italia, è il concetto stesso di «emigrazione» che cambia: andare nel Lombardo-Veneto o nelle Maremme non era più considerato, almeno nelle statistiche ufficiali, «emigrare»; cambia-no anche le fonti che descrivono il fenomeno migratorio.
Il Regno, non senza ritardi e fatica, iniziò a raccogliere e pubblicare i dati, che appaiono spesso inferiori alla realtà, ma che, comunque, ci forniscono un’idea di ciò che accadeva.

► pagina di approfondimento: emigrazione reale e statistica; regolare e clandestina

Nel 1871 si tentò di censire gli italiani che erano all’estero, raccogliendo i dati forniti dai consolati pre-senti nei luoghi di arrivo; non si riuscì, tuttavia, a raccogliere tutti i dati necessari; tra gli altri, mancarono quelli relativi agli USA. Allora, erano le province frontaliere o portuali, specie del Nord, che facevano registrare i movimenti migratori più vistosi.
Parma era la provincia emiliana in cui il fenomeno assumeva i valori più elevati, sia in valore assoluto che in rapporto alla popolazione.

Statistica generale del Regno d'Italia - Censimento degli italiani all'estero (31 dicembre 1871) Roma Stamperia Reale, 1874
 


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Secondo il Censimento, l’emigrazione parmense si dirigeva innanzitutto verso la Francia e le relative colonie; da sole, ricevevano più del 55% dei nostri emigrati; essi si indirizzavano soprattutto verso la Corsica, e poi, lungo tutta la fascia orientale del Paese transalpino, da Marsiglia e Nizza a Parigi e Lilla.
Al secondo posto, ma a grande distanza dalla Francia, vi era la Gran Bretagna, dove i nostri emigrati si concentravano soprattutto nell’area Londinese; seguivano due paesi sudamericani, Argentina ed Uruguay, indi la Svizzera (soprattutto il Canton Ticino).
L’impero turco ospitava più di 100 parmensi, disseminati, però, da Alessandria e Il Cairo in Egitto (il ca-nale di Suez era stato inaugurato alla fine del 1869 e in Egitto vi era grande animazione), a Costantinopoli, Bukarest, ecc.
Un numero non trascurabile era in Russia, nei tre “poli” di Odessa, Mosca e Pietroburgo, mentre in Germania i nostri migranti erano sparsi in diverse aree di quel Paese; in Spagna erano principalmente presenti in Catalogna.



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Secondo i dati contenuti nell’ Annuario statistico dell’emigrazione italiana dal 1876 al 1925 pubblicato dal COMMISSARIATO GENERALE DELL’EMIGRAZIONE nel 1926 (ma finito di stampare nel 1927), tra il 1876 e il 1922 emigrarono da l Parmense quasi 144.000 persone.
Tale contingente costituisce quasi il 19,5% dell’intera emigrazione dall’Emilia, mentre la popola-zione parmense non giungeva al 12,7% all’inizio del periodo, riducendosi al 12,2% alla fine
Rispetto all’emigrazione complessiva dell’Italia, l’emigrazione dal Parmense, la cui popolazione rappre-sentava l’1,03% all’inizio e lo 0,95% del totale nazionale alla fine, ha un peso maggiore per ciò che concerne l’emigrazione euro-mediterranea, soprattutto attorno al 1880, quando giunse a rappresentarne il 2,5%, nettamente minore per ciò che concerne l’emigrazione transoceanica.
[I dati della popolazione sono quelli pubblicati dall’ISTAT e relativi ai censimenti della popolazione del 1871 e del 1921].
Il grafico mostra come, per tutto il periodo della “grande emigrazione” i parmensi si sono sempre diretti maggiormente verso l’Europa che Oltre Oceano; soltanto nel 1889, l’emigrazione transoceanica superò quella verso l’Europa (1.839 unità a fronte di 1.140).
L’emigrazione verso l’Europa raggiunse il suo valore più alto nel 1908 con 5.818 unità; quella trans-oceanica nel 1906 con 2.702 unità.

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Per il 1910 abbiamo anche i dati della Camera di Commercio, che così descrive il fenomeno: «La generalità si indirizzò all’estero e di preferenza verso la Svizzera, la Germania, l’Austria e la Francia; meno di un quarto cercò lavoro in altre provincie d’Italia. La emigrazione deve considerarsi affatto temporanea»
Parma usciva dal trauma del 1908, caratterizzato da «numerose agitazioni operaie» «culminate nel grande sciopero agrario».


I dati dell’emigrazione, rapportati alla popolazione, pongono in evidenza l’assoluto primato di Corniglio, ove emigrava un quarto dell’intera popolazione: ciò non impediva che, in un decennio, la popolazione fosse in aumento; sembra ragionevole dedurne, come del resto consente di fare il breve commento che si è riportato, che si trattasse, come un secolo prima, di emigrazione stagionale, verso la Maremma e la Cor-sica.
Seguiva, anche se con una percentuale della metà, Monchio, per il quale valgono considerazioni analo-ghe.
Quindi, dimezzando ancora la percentuale, due comuni della Bassa, Polesine e Soragna.
Sopra il tasso del 4%, Tizzano, Lesignano e Borgotaro; tra il 3 e il 4%, otto comuni, tutti della Collina e della Montagna ovest, ad eccezione di Sissa.
[CAMERA DI COMMERCIO E INDUSTRIA DELLA PROVINCIA DI PARMA, Qualche notizia sull’andamento dell’agricoltura, delle industrie e del commercio in Provincia di Parma, nel 1910, Parma, Tipografia G. Ferrari e figli, 1911]

tabella 3

► pagina di approfondimento: Dati da prendere con le molle

L’articolazione territoriale dell’emigrazione parmense
 
Nel periodo 1876-1920, la provincia di Parma era composta da tre “Circondari” che comprendevano i seguenti comuni:
Circondario di Borgotaro: Albareto, Bedonia, Berceto, Borgotaro, Compiano, Tornolo, Valmozzola. Circondario di Fidenza (allora denominata Borgo San Donnino): Borgo San Donnino, Busseto, Fontanellato, Fontevivo, Medesano, Noceto, Pellegrino Parmense (che comprendeva Bore), Polesine Parmense, Roccabianca, Salsomaggiore, San Secondo Parmense, Sissa, Soragna, Trecasali, Varano de' Melegari, Zibello
Circondario di Parma: Calestano, Collecchio, Colorno, Corniglio, Cortile S. Martino, Felino, Fornovo di Taro, Golese (poi assorbito da Parma), Langhirano, Lesignano de' Bagni, Lesignano di Palmia (Terenzo), Mezzani, Monchio, Montechiarugolo, Neviano degli Arduini, Palanzano, Parma, Sala Baganza, San Lazzaro Parmense (assorbito da Parma), San Pancrazio Parmense, Solignano, Sorbolo, Tizzano Val Parma, Torrile, Traversatolo, Varsi, Vigatto (assorbito da Parma)
Il comune di Bardi, oggi in provincia di Parma, faceva parte del circondario di Fiorenzuola d'Arda
I comuni di Bobbio, Caminata, Cerignale, Corte Brugnatella, Ottone, Zerba, oggi in provincia di Piacenza, facevano parte del circondario di Bobbio, il cui territorio è oggi in gran parte in provincia di Genova o di Pavia

Come mostra la tabella seguente, il Circondario di Borgotaro, pur di ridotte dimensioni demografiche, alimentava, da solo, nel 1876, più dei due terzi dell’intera emigrazione della Provincia.
 


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