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L’archivio della parrocchia di Sant’Ilario di Cremona

           L’archivio della parrocchia di Sant’Ilario contiene un insieme imponente di documenti che richiederebbero uno studio apposito; qui si riportano soltanto alcuni esempi.
           Tra le prime registrazioni in esso conservate si nota, già nel 1587, il 4 giugno, il battesimo di una Caterina Apollonia figlia di Bernardino de’ Zaneboni, cognome di origine bedoniese, che si incontra più volte nella storia della nostra emigrazione; senza dubbi l’origine del Benedetto de’ Antonaci [Antoniazzi] perché detto, nel documento, da Bardi, che, il 29 maggio 1588, sposò, in Sant’Ilario, Dorotea di Meia di quella parrocchia.
           Il 16 ottobre del 1606 anno fu battezzata una Lucia Gentilini; nel 1611, il 3 novembre, Maddalena figlia di Clemente Bruschi sposò Vincentio di Francesco Pozzati [?] della vicinanza [parrocchia] di San Luca....
           Come si vede, già all’inizio del Seicento l’emigrazione verso Cremona era ampiamente documentata; e sarebbe proseguita per tutto il secolo e, come vedremo, per i successivi.
           Se si esaminano, nel registro dei morti della parrocchia di San Bassano, i nomi dei circa 240 deceduti nel decennio 1673-1683, si incontrano circa 40 cognomi che sono da riferire a persone di origine bedoniese o, comunque, delle alte valli del Taro e del Ceno.
           I più numerosi sono gli Zanelli (8) e poi, i Botti, Chiappa, Gentilini e Perelli (3); i Bertagna, Bertorelli, Felloni, Granelli e Zaneboni (2); gli Agnellini, Arcari, Beati, Besagni, Bruschi, Musa, Ponzini, Ratti, Roffi, Tadei.
           Nel triennio 1691-1693 i battezzati nella stessa parrocchia furono 142; di questi, almeno 36 (un quarto del totale) avevano almeno uno dei genitori con cognome di origine bedoniese, mentre le coppie con entrambi i coniugi di origine bedoniese erano una decina.
           Considerando tanto i genitori che i padrini (e nei limiti della possibilità di decifrare la scrittura) si possono individuare i cognomi che ricorrono più spesso; sono i Chiappari e i Felloni (una decina di volte); seguono gli Arcari, Roffi, Tedaldi, Lusardi (due di questi, Ioannes Baptista Lusardus e Lucretia Lusarda, della parrocchia di San Nicola, avevano l’appellativo di dominus e domina); Musa, Rossi (Rubei), Zanelli, Beati, Bertorelli, Agazzi, Berni, Gentilini, Zanlupi [Gianlupi], Besagni e Draghi.
           Alcune di queste annotazioni mettono in evidenza l’integrazione dei nostri emigranti nel quartiere; di Nicolò Zaneboni, morto il 7 agosto 1680, si riferisce, ad esempio, che era Labardiere nel castello di Santa Croce.
           Tra i nomi dei defunti, sono piuttosto numerosi quelli di soldati di origine spagnola presenti nel castello o nelle compagnie di diversi capitani; vi sono alcuni esempi di loro matrimoni con donne delle nostre valli; così, il 2 giugno 1690 fu battezzato, in San Bassano Giuseppe “natum ex Petro Laies milite hispano in Castro Sancte Crucis, et Margheritta Zanebona, coniugibus huius Parochiæ”; questi due coniugi avranno poi, nel periodo osservato, anche una figlia, Cecilia Apollonia, battezzata il 9 gennaio 1693, avendo come madrina una Annunciata Arcari [poi Archeri o Archieri], forse la stessa d[omi]na Annonciata Archaria che aveva sposato un altro soldato spagnolo, Gregorio Simone, di stanza, anch’esso, in “Castro Sancte Crucis”.
           Questi documenti, pur importantissimi, ci dicono poco o nulla della vita di questi migranti, anche se la stessa loro residenza nel quartiere di San Bassano, il più popolare della città, ne connota la condizione sociale; le date degli eventi registrati dicono, che la loro presenza aveva sicuramente carattere di stagionalità, essendo maggiore in inverno, ma (come si vede anche dagli esempi riportati) che essa non era soltanto stagionale.
           Inoltre, come suggeriscono, ad esempio, i matrimoni con persone non provenienti dalle nostre valli, mostrano la tendenza a trasferimenti duraturi.
 

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