Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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L'emigrazione parmense nel Seicento

Verso la Lombardia nostante i controlli dei "Signori"

I documenti di cui disponiamo riguardano, per il Seicento, soprattutto i rapporti, molto intensi e duraturi, dei montanari parmensi con il Regno Lombardo, in particolare con Cremona.
Questo principalmente per gli uomini e le donne delle valli del Taro e del Ceno, per i quali disponiamo di ampi elenchi, ma anche, sia pure in minor misura, per gli abitanti della fascia rivierasca del Po, come mostrano i permessi rilasciati in applicazione dell’editto “di Caprarola”.
I migranti parmensi partivano alla ricerca di una migliore condizione di vita; ad esempio, Giuseppe Soncini di Mezzano il 25 agosto 1696 chiedeva “di andare a servire fuori dal Stato” “essendo Giovine senza haver alcun mestiere con il quale possi guadagnarci il vitto”.

Gli archivi parrocchiali...

A partire dal tardo Cinquecento, una fonte preziosa di informazione è costituita dagli archivi parrocchiali, che conservano gli elenchi dei battesimi, dei matrimoni e dei decessi.
Uno di questi, molto importante per l’emigrazione dalle valli del Taro, del Ceno e del Lecca, è l'archivio della parrocchia di Sant’Ilario di Cremona (che raccoglie anche gli archivi di altre tre parrochie: Sant’Apollinare, San Bassano e San Silvestro); esso dimostra come già nel tardo Cinquecento fosse numerosa la presenza a Cremona di uomini e donne provenienti dalle nostre valli e come tale presenza sia proseguita nei secoli successivi.

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Annotazione del matrimonio celebrato il 27 maggio 1605 nella chiesa di Sant’Ilario di Cremona da Francesco Granelli figlio di Granello e Domenica figliola del quondam [= fu] Hieronimo Gazzani «della presente cura [= parrocchia]» (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario di Cremona).
[L’individuazione dei cognomi delle persone provenienti dalle nostre valli è stata fatta utilizzando il volume di GIULIANO MORTALI, Dizionario dei cognomi storici dell’Alta Val Taro e Val Ceno (Bedonia, Compiano e Tornolo), Colorno 2005].

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Annotazione del battesimo di Caterina figliola di Lorenzo Granelli e di Elena di Castella [?], jugali, [= coniugi] celebrato il 23 febbraio 1606 nella stessa chiesa di Sant’Ilario (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario).

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Annotazione del battesimo celebrato il 14 dicembre 1665 in Sant’Apollinare, di Domenico figliuolo di Antonio Archieri [Archari] e di Giovanna Felloni sua moglie; furono padrini messer Bartolomeo Musa della parrocchia di San Bassano, e Caterina Felloni di «questa parrocchia» [S.Apollinare] (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario).

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Annotazioni delle morti avvenute nella parrocchia di San Bassano tra il 3 giugno e il 12 settembre 1673; erano originari delle nostre valli: Maddalena figlia di Giovanni Zanelli, Maria Zanella moglie di Giovanni, Anna moglie di Giovanni Chiappa, Maddalena moglie di Sabbadino Ratti e forse Bartolomeo Musi [Musa(?)] marito di Domenica (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario).

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Annotazione del matrimonio celebrato il 29 gennaio 1674 nella chiesa di Sant’Ilario tra Antonio Minore figlio di messer Bernardo della città di Piacenza e madonna Maria Bertorelli, figlia di Giovanni, della Diocesi di Piacenza (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario).

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Annotazioni dei battesimi celebrati tra il 24 giugno e il 1° luglio nella parrocchia di San Bassano; il primo battesimo riguarda un figlio di Angela Zanella, battezzato dall’ostetrica per imminente pericolo di morte; il secondo, Giovanni Bartolomeo, figlio di Cristoforo Zanella, e di Elisabetta Cabana [cognome di Revoleto] avendo, come madrina, Domenica Bertani della stessa parrocchia di San Bassano; il quarto, Giovanni Antonio Chiappari, figlio di Bartolomeo e di Maddalena de Barberijs, avendo per padrino Leone Rossi [Leo Rubeus] e per madrina Anna Maria Felloni (Archivio parrocchiale di Sant’Ilario)

... altri archivi...

Quello di Sant’Ilario è senzaltro un caso eccezionale, tuttavia, anche altri archivi parrocchiali forniscono notizie: così, dall’archivio della parrocchia di Santa Maria di Viadana, si rileva che, tra il 1659 e il 1675, Nicolaus de Trufellis et Lucia de Rubeis battezzarono sette loro figli e, nel 1682, si sposò la loro primogenita Giovanna; è questo un esempio di emigrazione permanente, che forse può essere inquadrata nel processo di ripopolamento delle aree rurali che erano state devastate dalla peste del 1630.
Nel Viadanese, infatti, morirono i due terzi della popolazione; nel 1635, i possidenti locali superstiti si dolevano di essere costretti a «vendere a’ forestieri le terre a vilissimo prezzo, o abbandonare terreni e case di campagna alla rovina perchè non trovavano famigli che voglian servir loro».
[Vedi: ANTONIO PARAZZI, Origini e vicende di Viadana e suo distretto, Viadana 1893, vol. II, pp.106-110].

La famiglia de Trufellis rimase nella parrocchia di S. Maria fino al 1700, per poi passare alla parroc-chia di S. Pietro, sempre di Viadana, fino al 1742; da quell’anno alla fine del 1800, si trasferì a Banzolo di Viadana (parrocchia di Pomponesco) per poi passare a Correggioverde di Dosolo.
[Queste notizie mi sono state fornite dal sig. Adriano Truffelli, di Reggio Emilia, che ringrazio]

Soltanto uno studio accurato degli archivi parrocchiali potrebbe consentire di fare un quadro della nostra emigrazione nel XVII secolo; qualche notizia si trova, però, anche in altri documenti.

...ed altri documenti...

Tra i documenti citati nel libro Eccellentissimo principe, uno, del 1613,riguarda due povere sorelle, «Marietta e Simonetta, figlie di Ber[nar]do Camisano d[ett]o de Ferrari, de Fontana Chiosa, habitatrici nella città di Genova, abbandonate dal padre essendo ventitrè anni incirca che se ne andò vagando per il mondo».
Nel 1617, Francesco Piccinelli scriveva che a Bedonia «Vi sono alcuni che fanno il mercante e diversi altri mestieri, specialmente il calzolaio ed altri con merci dimportazione e desportazione frequentano le citt di Parma, Bologna, Piacenza».
[Vedi: FRANCISCUS PICCINELLI, Ad Benardum Landolum ubi amenissime Tari et Ceni valles breviter pinguntur in Francisci Piccinelli Mediolanensis Opuscola, Mediolani, 1617; si cita dalla traduzione di GIUSEPPE MICHELI, pubblicata nel 1927 su La Giovane Montagna]

Mons. Domenico Ponzini colloca nel XVII secolo l’episodio, narrato da don Antonio Emma-nueli, secondo il quale, a Groppo di Albareto vi «ha una cappella della Madonna del Carmine ornata di tutto punto con bellissima statua di marmo, per cura di una povera servente di qui che passata a Genova a servire lasciò in mano alla religiosa sua padrona per tutto il corso di sua vita la maggior parte de suoi salari a questo pio intendimento, e la sua padrona, dopo che quella venne a mancare, adempì fedel-mente la pia intenzione della compianta sua serva».
[Vedi: DOMENICO PONZINI, Groppo in Val Taro. Cultura, storia e tradizione di un popolo in cammino, Piacenza, 1989, p. 32; ANTONIO EMMANUELI, L’alta valle del Taro e il suo dialetto, Borgotaro 1886, p. 175].

Ferruccio Ferrari ha raccontato di una partecipazione degli abitanti di Casale alla costruzione del Santuario di Caravaggio, iniziata, com’è noto, nel 1575.
[Vedi: Ferruccio Ferrari, Perché la Valtaro onora la Madonna di Caravaggio, in Gazzetta di Parma, 1 febbraio 1988].
 

 

 

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