Centro di documentazione sull'emigrazione parmense

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I risparmi degli emigrati

        Giovanni Lorenzoni sostenne, esaminando l’evoluzione della piccola proprietà contadina, che, dopo la Grande Guerra [1915-18], si videro «agire due forze che, modificando la posizione sociale l’animo e la situazione economica del contadino gli fornirono i mezzi per [...] conquistare la terra [...] una operante più lentamente, ma da più lungo tempo: l’emigrazione; l’altra [...] la guerra» e annotò che «nella bella e progredita provincia di Parma il fenomeno (come del resto un po’ dovunque) aveva presentato qualche rilievo già prima della guerra specialmente in montagna, grazie ai guadagni degli emigranti»; secondo i dati da lui raccolti, nel periodo 1919-1933, l’accrescimento della piccola proprietà coltivatrice nella montagna parmense fu di 2.595 ettari, ben il 38% dell’incremento complessivo nella montagna emiliana; anche se egli giudicò una sconfitta la crisi dei tardi anni Venti, a causa della quale 401 dei 3.000 nuovi acquirenti dovettero rivendere.

        Francesco Marchini, per parte sua, concedendo più di qualcosa alla retorica del tempo, tracciò, alla vigilia della seconda guerra mondiale, un quadro assai brillante degli effetti degli investimenti e del rientro degli emigrati nell'alta Val Taro.
Citato il Panzini che, nel 1913, aveva descritto Borgotaro come «triste, cadente, diroccato borgo», individuò quattro effetti positivi: la costruzione del «borgo nuovo», fuori dalle vecchie mura, indicando il nome di oltre quaranta emigrati quali proprietari de «la quasi totalità delle case, delle palazzine e dei villini» che lo compongono; gli investimenti tanto in iniziative locali (soprattutto alberghiere) sia in fondi agricoli della pianura; il mercato locale, il cui potere di acquisto era «di gran lunga superiore al gettito del lavoro che si esplica nella zona»; la cospicua disponibilità di risparmio.
«Sono tutti borgotaresi che han fatto fortuna all'estero – scriveva - i seguenti proprietari di una [o] più palazzine: Terroni Luigi, Delgrosso Giuseppe, Leonardi Domenico, Spagnoli Giuseppe fu Sante, Cacchioli Angelo, Brattesani Lorenzo, Dora Paolo, Brattesani Giacomo, Marchini Giuseppe. Della Turca Giovanni, Bendoni Probo, Della Turca Domenico, Dorà Domenico, Berni Domenico, Capitelli Giuseppe, Piscina Giovanni, Bazzani Antonio, Zazzi, Sabini Paolo, Curà Piero, Bertorelli Luigi, Delmaestro Teresa e figli, Corvi Andrea, Morelli Domenico, Feci Marco, Signorini. E nel vicino Viale Bottego, hanno costruito questi altri: Bosi Martino, Morelli Giulio, Cacchioli Marina, Delmaestro Antonio, Tolometti Tolomeo. Per la Via 4 Novembre, che unisce Borgotaro alla sua stazione, sorgono le nuove costruzioni dei signori: Orsi Domenico, Borzoni Ernesto, Ostacchini Antonio, Necchi Domenico, Alzapiedi, Zucconi, Terroni Luigi, Terroni Pietro, Piscina Luigi, Beccarelli, Bonici Emilio, Zucconi, Necchi Lazzaro. E l'elenco potrebbe continuare se volessimo comprendervi gli emigranti che hanno costruito d’intorno al paese, senza arrivare a quelli pur numerosissimi che si son fatti la casa in campagna».
«Oggi la Sottoprefettura non c'è più – aggiungeva - né c'è più il Tribunale e il Collegio Politico..ma non c'è nemmeno più il vecchio albergo. Ve ne sono invece di nuovi e bellissimi e costosi.

Non li hanno costruiti né industriali del ramo, né società anonime, né forestieri. Li ha costruiti appositamente gente nostra, autentici emigranti coi propri sudati risparmi, senza badare se il danaro veniva investito a quel determinato interesse, anzi sicuri di cimentarsi in un magro affare. Volevano che fosse tolta al loro paese l’onta di alberghi scalcinati e con finissimo senso di comprensione dei doveri dell'ospitalità e dell'amor di Patria, hanno risolto il grave problema, senza sussidi e promesse di onorificenze, nel modo più soddisfacente e confortevole che si potesse desiderare [...].
Essi sono: il sig. Luigi Terroni, che svolge la sua attività a Londra, il quale nel 1922 costruiva di sana pianta, in un area di sua proprietà, allo sbocco del Viale Platani, l'Albergo Appennino, comodo albergo, munito di tutti i più moderni conforti. Ma un altro magnifico albergo è sorto sull'area di un antico lurido albergo [..] È l’Albergo Roma, che deve la sua nascita allo spirito di intraprendenza intelligente e generosa del sig. Angelo Cacchioli. Costui è uno dei maggiori e più rappresentativi esponenti della forza economica creata dai montanari all’estero, non soltanto del Valtarese ma di tutta la regione».
Per quanto concerne gli investimenti fondiari in pianura, «al piano – scrisse- centinaia e centinaia di valtaresi hanno investito i risparmi dell’estero per somme che fanno milioni. Nella larga scacchiera delle proprietà rurali che si stende tra Piacenza e Parma, le più pingui terre delle più fertili provincie emiliane sono adesso di dominio montanaro. Se ai Comuni del Valtarese si desse un determinato colore, e con questo si colorassero le mappe della proprietà che gli abitanti della vallata posseggono al piano, si vedrebbero nella scacchiera non solo molte pedine dai nostri colori, ma si rileverebbe un predominio di posizioni, che starebbe a dimostrare l'importanza assunta dal capitale montanaro nel ruolo dell'economia fondiaria della pianura. Mi si lasci dire che, dopo secoli di inevitabile servaggio economico, durante il quale la montagna valtarese ha fatto da cenerentola della pianura, questa è una bella rivincita, che riempie il cuore di gioia e di orgoglio» ..
Dopo essersi chiesto «A quanto sommeranno i risparmi e i valori mobiliari in genere degli emigranti valtaresi?», ed aver annotato che «la risposta a questa domanda non può essere data che per grande approssimazione», Francesco Marchini riferiva che «chi scrive queste note ebbe nel 1925 a raccogliere molti dati sia sulla consistenza dei depositi bancari che postali, attribuibili ai nostri montanari limitatamente ai Comuni di Borgotaro, Compiano, Bedonia e Tornolo. In quell'epoca i depositi bancari e gli investimenti in buoni del tesoro e postali, nonché in altri titoli di Stato, assommavano, in cifra tonda, alla cospicua somma di 87 milioni [circa 123 miliardi in lire 2007].
Da allora varie banche, che si erano impiantate nella nostra vallata e specializzate per fare incetta di danaro, hanno chiuso gli sportelli: ciò nonostante le ferite si sono ormai in buona parte rimarginate e non si è molto discosti dal vero nel ritenere, per vari indici, che anche oggi [1939] il valore dei depositi postali e bancari nonché degli altri investimenti del danaro nella zona, si aggiri sui 70 milioni di lire [circa 104 miliardi in lire 2007]. Ma questa cifra – proseguiva - non dice tutto: chi può fare una stima dei depositi che i nostri montanari posseggono fuori di Provincia, presso i maggiori istituti di Credito e di quelli, certamente più numerosi e copiosi, posseduti all’estero?
Un criterio di valutazione di tale patrimonio, apparentemente semplicista, ma fondato tuttavia su informazioni degne di fede, si può avere con l’attribuire a ciascun emigrato una scorta, all'estero, di danaro, corrispondente alla media di 10 mila lire italiane [quasi 14.900.000 lire 2007]. Su 7 mila emigrati si avrebbero così altri 70 milioni di risparmi da aggiungersi a quelli depositati nel regno. Arrivati a questo punto non ci si può ancora fermare per tirare le somme.
Lo sappiamo un po’ tutti che la eccessiva prudenza consiglia al montanaro di tenere il denaro riposto, spesso anche nascosto, in casa […]. Se a ciò che siamo venuti esponendo, deve aggiungersi il danaro investito in mutui, o dato semplicemente a prestito, si può far salire la cifra di almeno altri tre o quattro milioni. E così, nel complesso, la massa dei valori mobiliari appartenente ai montanari Valtaresi dei Comuni citati, si avvicina di molto a un paio di centinaio di milioni (quasi 298 miliardi in lire 2007), di cui per lo meno un 80 per cento va attribuita ai nostri emigrati».

        Una prima, indiretta ma significativa conferma della notevole disponibilità di risparmio nei comuni valtaresi si ricava osservando l'evoluzione - per quasi 80 anni, dal 1883 al 1960 - dei depositi presso la filiale di Borgotaro della Cassa di Risparmio di Parma, e confrontandoli con i depositi di altre tre filiali (Fidenza, secondo centro urbano della provincia; Busseto, grosso centro agricolo della bassa pianura; Langhirano, località collinare al centro del distretto di produzione delle carni suine conservate, gradualmente sviluppatasi nel periodo osservato), tutte inaugurate nello stesso anno.
Aiuta in questo esame il libro: ALESSANDRO SAGUATTI, Cento anni di attività economica e bancaria in provincia di Parma
Orbene, nonostante il grave divario economico esistente fra le aree servite dalle quattro filiali, la filiale di Borgotaro, dopo aver toccato il primato attorno al 1890, lo raggiunse di nuovo nel 1908, per mantenerlo fino al 1915 e riconquistarlo nel 1918.
Nel marzo 1920 la filiale aveva oltre dieci milioni di lire di depositi (di cui quasi i tre quarti vincolati), mentre Busseto non raggiungeva i 5,5 milioni e Fidenza i 4,5 milioni (insieme non raccoglievano quanto Borgotaro!) e Langhirano superava di poco i due milioni.
Nel 1942 Borgotaro, con 23,5 milioni di depositi (oltre la metà dei quali vincolati) era ancora di gran lunga al primo posto (Fidenza 15,9 milioni, di cui 4,5 vincolati; Busseto 14,8 milioni, di cui 3,7 vincolati; Langhirano 10,4 milioni, di cui 2,5 vincolati).
Nel periodo bellico, Borgotaro venne superato da Busseto e da Fidenza (rispettivamente: 40 milioni; 59,5 milioni; 47 milioni), ma mantenne, con 13 milioni, il primato dei depositi vincolati.
Fra il 1945 e il 1960 Borgotaro migliorò di nuovo le sue posizioni, collocandosi al secondo posto dopo Fidenza e superandola nuovamente per i depositi vincolati.
Nel 1960, ultimo anno considerato nell'opera citata, la situazione era la seguente:
- Fidenza 2.586 milioni di depositi, di cui 1.256 vincolati;
- Borgotaro 1.843 milioni di depositi, di cui 1.307 vincolati;
- Busseto 1.253 milioni di depositi, di cui 648 vincolati;
- Langhirano 794 milioni di depositi, di cui 332 vincolati.
Una così elevata e duratura concentrazione di depositi, e di depositi vincolati, non si spiega senza ipotizzare consistenti flussi di rimesse da parte degli emigrati; tale impressione è rafforzata dalla constatazione che Borgotaro perse il proprio primato in corrispondenza con le due guerre, quando più difficile era far pervenire dei fondi, e dalla constatazione che nel rapporto tra gli impieghi e i depositi, Borgotaro si colloca quasi costantemente all'ultimo posto.

I dati sono tratti da:
GIOVANNI LORENZONI, Inchiesta sulla piccola proprietà coltivatrice formatasi nel dopoguerra, Roma, 1939.
FRANCESCO MARCHINI, Montanari all’estero, Parma, 1939.
ALESSANDRO SAGUATTI, Cento anni di attività economica e bancaria in provincia di Parma, Parma,1983.